Messico: arrestato il sindaco di Iguala e la moglie per la mattanza del 26 Settembre 2014

 

 

 

Martedì 4 Novembre 2014 la polizia federale messicana ha arrestato José Luis Abarca e sua moglie Maria de los Angeles Pineda, accusati di essere i mandanti delle cariche contro una manifestazione studentesca contro la privatizzazione della scuola inaugurata dal governo di centro destra del Presidente Enrique Peňa Nieto. L’assalto alla manifestazione degli studenti, avvenuto il 26 Settembre 2014, ha provocato la morte di 6 studenti e la scomparsa di altri 43. “Il sindaco di Abarca e sua moglie sono stati arrestati dalla Polizia Federale a Città del Messico” ha dichiarato un portavoce della Commissione Nazionale di Sicurezza (CNS), che è  a capo della Polizia Federale Messicana. La copia arrestata, nota come “la coppia imperiale” si era resa latitante pochi giorni dopo la mattanza, quando erano trapelate prove evidenti del loro coinvolgimento nell’assassinio dei 6 studenti e nella scomparsa degli altri 43. La feroce e criminale repressione, attuata nella città di Iguala il 26 Settembre 2014, contro una pacifica manifestazione studentesca che protestava contro la privatizzazione della scuola pubblica ha impressionato l’opinione pubblica messicana e internazionale. La feroce repressione è avvenuta in una città dello stato di Guerrero, uno degli stati più industrializzati del Messico, dove la tradizione di lotta del movimento operaio è dura a morire. Dal giorno della mattanza sino ad ora, il Messico ha visto un crescendo di proteste popolari che hanno riempito le piazze del paese, come non si vede da tempo. La maggioranza dei messicani scende in piazza ogni giorno nelle varie città del paese per chiedere a gran voce che fine hanno fatto i 43 studenti scomparsi e per dire no, una volta per tutte, alle violenze delle forze di polizia e per dare un chiaro segnale contro la repressione. Grazie a filmati e testimonianze si è potuto accertare che il 26 Settembre 2014, a Iguala, forze di polizia antisommossa, sostenute da bande di criminali, appartenenti al locale cartello mafioso dei Guerreros Uniti, hanno aperto il fuoco contro gli studenti della scuola rurale magistrale della povera comunità di Ayotzinapa, nella provincia di Iguala. Stando alle testimonianze raccolte tra i 56 arrestati per questo fatto criminoso, le autorità temono fortemente che i 46 studenti scomparsi siano stati rapiti, uccisi e sepolti in fosse clandestine comuni. La magistratura accusa i coniugi Abarca di aver dato ordine di aprire il fuoco contro gli studenti che manifestavano. Dopo questi fatti, la situazione in Messico è molto tesa. Negli ultimi giorni i Guerreros Uniti hanno fatto recapitare un messaggio al Presidente del Messico in cui sostengono che i 43 studenti sono vivi e vegeti. Secondo quanto riferito dal Ministro degli Interni Osorio Chong, da quando è in carica questo attuale Presidente (dalla fine del 2012) ad oggi sono scomparse in Messico oltre 8.000 persone. La lotta tra bande criminali per il controllo del traffico di droga, prostituzione e immigrazione verso il Nord America, si inserisce nelle forti diseguaglianze sociali, che sono presenti nel Messico odierno e tutto ciò alimenta il business della sicurezza portato avanti dagli USA con i relativi fiumi di dollari per le soluzioni militari, care alla destra neoliberista al potere in Messico. Lo stesso Presidente Peňa Nieto, sebbene nei suoi proclami sostenga di voler frenare il potere dei militari, in realtà si circonda di personaggi equivoci, corrotti, legati al potere dei militari. Secondo Amnesty International, nel 2013, 1500 messicani hanno denunciato di aver subito torture dai militari o dalla polizia. Il 64% dei messicani ha dichiarato, in una recente inchiesta, di temere di poter essere torturato dalle forze di polizia. Di fronte al dilagare della protesta in tutto il paese il governo centrale del Presidente Enrique Peňa Nieto ha deciso, per il momento, di sospendere la privatizzazione della scuola pubblica, l’atto governativo che è stato la causa delle proteste che a Iguala sono state represse nel sangue. Nonostante ciò le proteste in Messico continuano, in un paese sconvolto dalla violenza politica e dalla estrema povertà. Cresce la conflittualità politica e sociale contro una classe politica dominante corrotta e connivente con le bande criminali.

 

Ceccoli Silvano

Circolo Culturale Proletario di Genova

6 novembre 2014